Piloni
 
Il pilone Santa Vittoria  
 

Salendo la strada provinciale da ponente, prima di scollinare nella valletta di Valdispinzo si incontra, sulla destra, un pilone dedicato a Santa Vittoria; oggi si presenta con la veste neoclassica dell’ultima ricostruzione avvenuta, come recita una vistosa targa sul frontone, nel 1915 a ricordo della protezione della santa in occasione della prima guerra mondiale ( Beneficiorum memores pro civuim incolumitate Divae Victoriae V. et M . oppidani   Anno MCMXV.)

 
 
Si tratta di un’ edicola a pianta semiottagonale; due pilastri tondi incorniciano l’apertura a tutto sesto mentre, al di sopra della cornice perimetrale, un piccolo colonnato cieco sorregge il frontone con la croce.

All’ interno, protetti da un cancello in ferro, trovano posto numerosi ex voto.
Riscontri documentali e vecchie mappe (1208 e 1779) riportano che, sul posto, già esisteva un pilone “ad crucem Sancte Victorie” creduto il luogo del martirio della santa.

La cura del manufatto e la sua manutenzione spicciola, peraltro sempre impeccabile, č gestita dagli abitanti della zona.
 
 
     
Il pilone della Valle  
  Percorrendo la Valle di Spinzo in direzione della piazza del Borgo S.Antonio, si trova sulla destra un piccolo pilone che passa per lo più inosservato si presenta a base circolare con tre lunette circoscritte e tettuccio conico in lamiera.  
 
Notizie d’archivio, raccolte negli anni 1840 dal sacerdote santavittoriese Domenico Fornarese, lo danno ricostruito “con tre faccie tonde quando in prima ne erano quattro”; tracce dell’ esistenza di una struttura precedente emergono da una vecchia mappa del 1746, dove compare in loco, una piccola costruzione denominata pilone d’Arduino.
L’attuale fu decorato dal pittore cheraschese Belisio e consegnato l’ 8 di ottobre dell’ anno 1847.
Sempre nello stesso documento viene riportato che “ una mano malefica, forse in odio del parroco, sconciò particolarmente il Christo”.
Dei tre dipinti, visibili fino a qualche anno fa e raffiguranti la deposizione dalla Croce, San Giovanni in vincoli e San Giuseppe protettore di Santa Madre Chiesa, rimane la sola memoria fotografica riportata a fianco.
L’edicola, restaurata negli anni novanta nella sua struttura architettonica, conserva pochissimo delle tracce pittoriche originali.
 
 
 
 
 
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Il pilone "del pin"  
  Si trova sul bricco che domina la Frazione Lussi, a sinistra della strada per Monticello e prende il nome da un antico pino chi vi si trovava fin dagli inizi degli anni Novanta. Di semplice fattura, si presenta con la classica struttura in mattoni, nicchia semicircolare a tutto sesto con copertura a due falde in coppi, sormontata da una croce di ferro; la nicchia ospita una piccola statuetta della Vergine con il Bambino, in stucco policromo. Pur essendo di proprietà privata, il pilone rimane punto di riferimento importante per la popolazione, che ne ha fatto e continua a farne meta di amene passeggiate.  
 

Viene costruito intorno agli anni ’20 da Clemente Cornaglia, originario di Monticello, il quale, trasferitosi a Santa Vittoria, intende porre sé stesso, la sua famiglia e l’annata agricola, sotto la protezione della Madonna. Il bricco già é sormontato da un enorme antico pino (Pinus sylvestris) che la tradizione popolare vuole piantato da Napoleone stesso o quanto meno dispensatore di fresche ombre per l’imperatore d’oltralpe. D’intorno, il colle è ammantato di vigneti che producono uve eccezionali: dorata Favorita nella zona più alta e sabbiosa, da vendere a cesti sul mercato di Alba; robusta Barbera e Nebbiolo più sotto ove il terreno diventa marnoso. Clemente può assolvere ai debiti contratti ed in ringraziamento costruisce il pilone votivo.
L’antico albero che lo sovrasta invecchia inesorabilmente e si ammala sino a seccare, diventando motivo di preoccupazione della Famiglia Cornaglia che non sa come abbatterlo senza provocare danni ai vigneti in piena produzione. All’inizio degli anni novanta ci pensa un temporale notturno a sradicare l’enorme pianta e riversarla sui filari che, miracolosamente, non subiscono il benché minimo danno.

 
 
Oggi, un altro giovane arbusto cresce al suo stesso posto e presto tornerà ad ombreggiare e a proteggere quel pilone voluto da “Nonno Clemente” che i pronipoti hanno voluto ricordare intitolandogli un vino d’annata che prende il nome di IMEVEI
( I miei Vecchi) ed una poesia che compare sull’etichetta.
 

I miei vecchi
se ne stanno accoccolati
nell’ultimo sole
dell’autunno,
come corvi
su pali di vigne ormai inaridite.
Spiriti di avi
dimenticati,
aspettano l’imprevisto,
un qualcosa che muti,
la tranquillità apparente.
Un falco alto nel cielo,
o la morte,
dagli occhi chiari,
che venga a rapirli.

                      Gianni Cornaglia


 
 
 
 
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