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Il complesso bastionato occupa la sommità del colle di Santa Vittoria sin dal 1154, quando il papa Anastasio IV conferma il “castrum Sancte Victorie cum ecclesiis” alla chiesa di Asti.
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È ragionevole pensare che già da prima la collina fosse fortificata; scavi archeologici effettuati all’interno delle mura, durante i lavori di ristrutturazione degli anni ‘80, hanno portato alla luce tracce di fortificazioni in legno, sicuramente precedenti.
La sua collocazione strategica e le alterne vicende lo videro conteso per molto tempo tra i comuni di Alba e di Asti, a cominciare dal 1207, quando Alba decise di “edificare et costruere turrim et palaciu et forteciam…”.
La cosa non piacque all’abate di Breme, che coinvolse nuovamente Asti nella contesa; la questione si protrasse sino al punto che, circa vent’anni dopo (1228), all’interno delle mura coesistevano due castelli, uno dei Piloso e l’altro degli Albesi.
Continue scaramucce da ambo le parti non fecero altro che arrecare danni alle strutture.
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Ciò che è giunto ai giorni nostri è la testimonianza delle strutture di quel periodo; confronti formali avvenuti con la torre di Santo Stefano Roero (1217), prima della sua recente scomparsa, dimostrano che quella di Santa Vittoria è una verosimile rappresentazione di quel periodo storico, pur non direttamente collegabile alla struttura residenziale del castrum per l’assenza di conferme documentali. |
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Sul finire del XIV secolo, il castello passa ai Visconti di Milano. Un loro capitano, Antonio Porro, sopraeleva la torre e potenzia le mura con l’aggiunta di un poderoso torrione o rivellino, sul lato di ponente; la presenza del “magister Michelinus de Ast, inzignerius”, tra gli uomini che nel 1381 giurano fedeltà al capitano visconteo, farebbe pensare che in quel periodo il castello fosse soggetto a restauri.
Che quest’ultimo fosse la sede di una guarnigione armata lo dimostrano documenti del XV e XVI secolo, in cui si legge che lo stesso era difeso da 22 fanti ed alcuni cani, protetto da ponti levatoi e “rastelli revolventis sicut rote” (1445) e si relaziona sulla consistenza dell’armamento disponibile, tra cui pezzi d’artiglieria, moschetti, balestre e borgognotte (1590). |
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Il 1700 lo vede proprietà dei Caisotti, ora come prigione per 200 soldati francesi (1706), ora come semplice residenza, “con fabriche che si ritrovano in parte rovinate… et inhabitabili” ( 1730).
La fine del secolo (1799) vede il passaggio di proprietà all’Ospedale maggiore di San Giovanni B. di Torino, dal quale l’acquista re Carlo Alberto.
Ora, di proprietà privata, è sede di un importante complesso turistico alberghiero, polo di attrazione per molti turisti, che scelgono il Roero o le Langhe come meta delle loro vacanze. |
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